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Callimaco
- Inni a Zeus
Callimaco - La chioma di Berenice

Eschilo - Agamennone Eschilo - Coefore Epicurus - Lettera sulla felicità Eschilo - Eumenidi Eschilo - I Persiani Eschilo - I sette contro Tebe Eschilo - Le Supplici Esiodo - Lo scudo di Ercole Esiodo - Teogonia Euripide - Baccanti Euripide - Andromaca Euripide - Ecuba Euripide - Elena Euripide - La fenice Euripide - Alcesti Euripide - Medea Euripide - Elettra Euripide - Ippolito Euripide - Ione Euripide - Ifigenia in Tauride Euripide - Ifigenia in Aulide Euripide - Gli Eraclidi Euripide - Ercole

Lucianus - Il Prometeo o il Caucaso Lucianus - Una vendita di vita all'incanto

Monti Vincenzo - Iliade di Omero (traduzione)

Omero - Odissea (trad I Pindemonte) Omero - Iliade (trad V Monti)

Pindaro - Olimpiche Platone - Apologia di Socrate Platone - Simposio

Senofonte - Anabasi Sofocle - Edipo a Colono Sofocle - Aiace Sofocle - Antigone



Storia della letteratura classica greca

La letteratura greca, espressione della Grecia antica e della sua ricchissima cultura, è tra gli elementi fondanti dell'idea moderna di Occidente e di gran parte della cultura occidentale.

Età arcaica (X-VI secolo a.C.)
L'inizio tradizionale della storia greca avviene intorno al 2800-2100 a.C. (età del Bronzo), molto dopo la reale nascita della civiltà greca, datata all'età della Pietra intorno all'VIII-IV millennio a.C. La civiltà più antica, quella minoica, nasce intorno al 1900-1450 a.C., mentre la prima certamente greca è quella micenea. Nel 1100 a.C. avviene l'invasione dorica, una popolazione di provenienza sconosciuta ma di certe origini greche; segue il medioevo ellenico (dark age), che termina con l'importazione dell'alfabeto alla metà dell'VIII secolo a.C. In corrispondenza di ciò avviene un forte incremento demografico ed una colonizzazione delle coste dell'Asia Minore: questo comporta la nascita delle prime poleis, nonché delle prime legislazioni scritte, come fa Licurgo a Sparta. Con le invasioni doriche si ha un regresso nella scrittura, durante tutto il medioevo ellenico: dai primi elementi di scrittura sillabica del Lineare B, individuati dall’architetto inglese Michael Ventris nel 1952, datati al II millennio a.C., si arriva ai primi esempi di scrittura a dopo il 750 a.C., come la Coppa di Nestore o il Vaso del Dipylon. L'invenzione dell’alfabeto, dovuta per lo più all’introduzione delle vocali fenice, risale mitologicamente a Cadmo, fondatore di Tebe, che le introdusse in Beozia, la sua terra. Ma prima di Omero sono attestate diverse composizioni: λ?νος (canti in onore di Lino, come lamento), ?μ?ναιος (canto nuziale, anche imeneo), παι?ων (discorso celebrativo, peana), θρ?νος (canto funebre, treno). Anche Cicerone afferma che "fuerunt ante Homerum poetae".


Omero
Come riferisce Giambattista Vico, Omero è il simbolo dell’attività letteraria di un’intera cultura. È ormai certo che le sue opere siano prima state composte oralmente, poi pubblicate in maniera aurale (per recitazione), ed infine sarebbe avvenuta la trasmissione orale e poi scritta. I suoi sono libri di cultura, cioè ne rispecchiano le componenti religiose, civili, belliche, sociali. Indicazioni bibliografiche ci sono state trasmesse dalle Vite, prima del testo letterario, il De vita et poesi Homeri dello Pseudo-Plutarco, una voce nel lessico bizantino Suda, nonché un’altra citazione nelle Storie di Erodoto. È considerato tradizionalmente cieco, poiché il poeta è sempre veggente, e vede con l'occhio interiore. Le sue due grandi opere sono l'Iliade (secondo il Trattato del Sublime, l'opera della giovinezza), sugli eventi degli ultimi giorni del decimo anno della guerra di Troia, e l'Odissea (l'opera della vecchiaia, sempre secondo il Sublime), un ν?στοι, il ritorno in patria lungo dieci anni, con una struttura narrativa molto complessa (Odisseo è infatti il narratore di sé stesso). Se la prima opera analizza la guerra in tutti i suoi aspetti, la seconda conferisce particolare importanza ai motivi geografici. È presente un forte antropomorfismo, una rappresentazione delle divinità con tratti totalmente umani. Dodds identifica una forte aggressività guerriera, motivata dalla difesa dell’onore, esempio della cultura della vergogna, quale sarebbe quella greca (poi, interiorizzata, in cultura della colpa). La lingua utilizzata, composta prevalentemente da dialetto ionico ed eolico, è definita omerica per la particolarità del linguaggio, con uno stile molto semplice e lineare funzionale alle attese del destinatario. In tutta l’opera prevale l’esametro, e la presenza assoluta di due leggi ritmiche: il divieto di esatta divisione in due del verso (divieto di pausa dopo il terzo dattilo) e il ponte di Hermann (divieto di pausa dopo la prima breve del quarto dattilo): tutto ciò evidenzia una cronologia del verso certamente precedente all'VIII secolo a.C. La questione omerica nasce con i Chorizontes Xenone ed Ellenico nel III secolo a.C., quando ipotizzano due differenti autori per le opere omeriche: nel VI secolo a.C. Pisistrato aveva unito in unico corpus i canti epici di Omero, aggiungendone alcune parti, in occasione della festa ateniese delle Panatenee. Sulla redazione dell’opera la prima ipotesi è del 1664, con D'Aubignac e il suo Conjectures académiques ou disseration sur l’Iliade, cui seguono Vico con Della discoverta del vero Omero (1774), Wood e il suo Essay on the original genius of Homer (1769) e pochi anni dopo, nel 1795, Wolf con i Prolegomena ad Homerum, tutte sull'ipotesi di una tradizione orale precedente alla redazione omerica. Le due ideologie principali vedono contrapposti gli analitici e gli unitari: i primi credono ad una redazione differente, come la teoria del nucleo (Hermann), la teoria dei canti singoli (Lachmann), la teoria della compilazione (Kirchoff), mentre i secondi vedono negli espedienti compositivi e nei richiami a distanza un unico autore, forse Omero. Oggi si crede che vi sia unità, ma non in senso moderno. Fra gli elementi più importanti, i cosiddetti versi formulari identificati da Milman Parry nel 1928, e soprattutto quelle incongruenze narrative, gli scandali analitici, come il personaggio di Pylaiménes, che muore e risorge, e l’'episodio del nono libro dell'Iliade, in cui l'ambasceria di Agamennone per Achille, che vede protagonisti Fenice, Odisseo ed Aiace, parla in modo duale.

Sono tre i periodi principali della letteratura greca classica: l'ellenico o arcaico (sec. VIII-VI a. C.), l'antico o classico (sec. V-IV a. C.), l'ellenistico (sec. III-I a. C. alessandrino, sec I a. C.-V d. C. greco-romano).

L'Iliade e l'Odissea sono le prime testimonianze note (sec. VIII a. C.) in cui sono sfociate le grandi tematiche poetiche dell'età micenea, in cui prevalevano le tradizioni orali ed epiche tramandate dagli aedi.

Nel VII sec. si colloca la prima figura di storico, Esiodo, con la Teogonia e le Opere e Giorni.

Successivi sono i poeti lirici dell'Asia minore: si distinguono i filoni elegiaco (motivi amorosi, sentenziosi e politici di Mimnermo, Callino, Tirteo e Solone), giambico (autobiografico e aggressivo di Archiloco e Ipponante), melico-monodico (passioni, eros e motivi conviviali di Alceo, Anacreonte e Saffo) e melico-corale (celebrativa del mito con Pindaro e Bacchilide).

Al primo periodo risalgono Talete, Pitagora, Eraclito ed Empedocle, rappresentanti della prima storiografia e filosofia o scienza della natura. Il secondo periodo fiorì con centro in Atene e grazie all'avvento della democrazia: la tragedia e la commedia antica sono le forme più significative, entrambe sottolineate dal coro e dal canto lirico (Eschilo, Sofocle ed Euripide per la tragedia, Cratino e Aristofane per la commedia). Nel periodo si collocano Tucidide, Erodoto e Senofonte come storiografi cultori della ricerca delle cause razionali e biografi attenti. Al loro fianco la scuola di pensiero filosofico è alimentata da Socrate, Democrito, Platone e Aristotele. Alessandria d'Egitto è la culla del periodo ellenistico, testimoniato dalla famosa Biblioteca.

La letteratura coltiva solo temi di erudizione e ricercatezza formale, fuggendo da ogni funzione sociale o politica: Callimaco è il caposcuola e nella provincia si afferma la poesia bucolica (Teocrito).

Sorge il romanzo e la filosofia epicurea e stoica. Polibio è lo storico di maggior spicco mentre nel teatro si afferma la commedia nuova con Menandro. Nel periodo greco-romano si affermano accanto alla biografia (Plutarco) e alla prosa satirica (Luciano) la letteratura dei dottori della Chiesa volta a mediare la cultura greca con la religione cristiana: Clemente Alessandrino, Basilio, Origene, Gregorio Nazianzeno sono i più noti esponenti. fonte: http://www.grecia.cc