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Storia del make-up in Giappone

 

Le tradizioni asiatiche sono sempre state molto affascinanti per la cultura occidentale. Anche per quanto riguarda il make-up e lo skincare. Il Giappone soprattutto si contraddistingue per delle tecniche di maquillage facciale molto particolari cosi come particolare è il risultato che le donne ottengono dedicandosi tanto tempo alla propria estetica.

 

Truccarsi non è solo emblema di bellezza e miglioramento del proprio aspetto, ma una vero e proprio "uso e costume" tradizionale. Il senso del bello, pur essendo stato contaminato negli ultimi anni dal contatto con l’occidente, si mantiene molto vivo nel fare quotidiano del donne nipponiche e nel make-up viso.

 

 

Gli albori del make-up

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Le donne giapponesi si sono sempre contraddistinte per il loro desiderio di raggiungere alti canoni di bellezza. Già prima degli anni 1000, le intenzioni femminili iniziano ad essere quelle di ricreare un colore di pelle quanto più chiaro possibile. Le donne dipingevano il loro viso utilizzando una polvere bianca chiamata oshiroi. Un’abitudine questa ampiamente diffusa soprattutto tra le aristocratiche e le nobili donne.

Secondo alcune testimonianze, le donne passavano ore a realizzare il loro make-up, e prima ancora di applicare i colori, dedicavano altrettanto tempo alla skincare e alla bellezza della pelle. Questo perché il trucco, così come il rifacimento estetico erano considerate buone norme di galateo.

La donna doveva rimanere così conciata dalle prime ore del mattino e per tutto l’arco della giornata, notte inclusa. Anche dopo aver fatto un bel bagno caldo, il trucco doveva rimanere intatto. Il make-up era un momento intimo e privato, non lo si realizzava davanti agli altri, tanto che ancora oggi molte donne sono restie, ad esempio, a ripassare cipria e rossetto in treno, tra i pendolari.

 

 

I colori classici nel make-up giapponese

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Il trucco giapponese è sempre stato espressione di discrezione, di modestia e di abnegazione. Lentamente però, tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 (con l’inizio dell’era Showa, durata fino al 1989) prende forma una nuova moda, soprattutto nelle città di Osaka, Kyoto e Edo (l’odierna Tokyo). Le donne iniziano a frequentare i teatri kabuki, e qui si innamorano degli abiti e del trucco sfoggiato dagli attori e dalle belle cortigiane. Inizia così uno stile nuovo, un make-up alternativo, dove il nero, il rosso e il bianco cominciano a fare da padroni.

Il nero viene usato perché nuance tipica elegante e simbolo di splendore. Si sposava bene con i capelli neri delle donne nipponiche, tanto che queste ultime iniziarono a colorarsi anche i denti dopo il matrimonio e si depilavano le sopracciglia dopo aver avuto un figlio. Il bianco riusciva a fare da contrasto all’uso di quel nero molto forte, ma veniva arricchito dalla passionalità del rosso

Bisogna tuttavia attendere la fine del periodo Meiji (1858 – 1912) per vedere l’influenza della cultura occidentale imporsi prepotentemente nei colori make-up delle donne nipponiche, che lentamente incominciarono a testare l’intera gamma dello spettro, grazie anche all'avvento di nuovi brand trucco che hanno conciliato la tradizione nipponica con quella occidentale, sia per il make-up che per lo skincare, come ad esempio Sensai (vai qui per scegliere i migliori cosmetici Sensai Kanebo).

 

 

Il culto della geisha

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Non possiamo nascondere il fatto che nella cultura estetica giapponese, si è sempre contraddistinta la figura della geisha, emblema della nazione e status symbol del make-up nipponico. Si tratta di un’artista, cultrice di musica, di canto, di tradizioni, ma portatrice di eleganza e di massimi canoni estetici. Ogni suo gesto rievoca alla mente grazia e bellezza, e il trucco è ciò che la contraddistingue dalle altre donne giapponesi.

Farsi il trucco per la geisha è un vero e proprio rituale, detto "oshiroi make up". La donna maschera nel vero senso della parola la sua identità usando colori intensi e modificando considerevolmente il proprio viso. Ancora oggi la tecnica usata per truccarsi rispecchia fedelmente quella della tradizione giapponese. In primis, la geisha intinge le mani in una cera profumata (detta bintsuke) e la cosparge sul suo viso e sul collo, per facilitare poi la stesura degli altri prodotti. A questo punto passa all’applicazione dell' oshiroi, il fondotinta bianco, abase di polvere di riso e acqua mescolate fino a diventare una pasta bianca. La base bianca si stende con un pennello e con una spugnetta per evitare che si formino striature sulla pelle. Sul collo viene poi applicato del fondotinta eccezion fatta per la scollatura a V del decolleté, che deve rimanere naturale e incontaminata perché considerata sensuale dai giapponesi.

In secondo step, si passa al trucco occhi, realizzato con un pigmento rosso che viene steso sfumandolo e che rappresenta la vera essenza delle geisha. Più il rosso è marcato e meno la geisha risulta esperta. Il make-up degli occhi è definito dal nero, sia per le sopracciglia, ricalcate usando una matita, che per gli occhi, definiti con eyeliner e mascara.

Si prosegue con le labbra che vengono marcato con un colore rosso intenso, creato appositamente per il trucco da geisha. Si tratta del Kyo beni, anche detto rosso di Kyoto. Si utilizza un pennellino molto sottile per stenderlo, e le labbra vengono rimpolpate in base all’esperienza, infatti le neofite possono colorati solo il centro del labbro inferiore, mentre il colore pieno viene concesso solo a chi ha finito il percorso di apprendimento. Il maquillage si conclude usando una parrucca e acconciando i capelli. Con addosso un kimono, la geisha è pronta.